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La povertà della fotografia
La fotografia è come il gioco degli scacchi. Ci vuole poco a impararne le regole ma una vita non basta per diventare dei maestri. Maneggiare gli strumenti e le tecniche è tutt'altro che roba da ingenieri o da specialisti, è sufficiente una dose minima di pazienza e di intelligenza. La fase d'approccio alla fotografia è infatti entusiasmante perchè consiste in un costante svelamento di segreti (estetici e tecnici) che fa illudere il novizio di poter giungere alla "perfezione" in un brevissimo lasso di tempo. In realtà esaurito il primo e indispensabile apprendimento la fotografia si apre in tutta la sua ricchezza e complessità. Una volta giunto a conoscere le regole dell'inquadratura, del colore, della luce, del fotoritocco l'amatore ha tra le mani gli strumenti: ora si tratta di usarli.
E' qui che c'è il primo giro di boa psicologico nel fotografo, la prima maturazione. Ora si sa che oltre la migliore delle tecniche c'è la sensibilità del fotografo.
La fotografia è un'arte difficile. Possiamo dire che gli uomini adottano tre registri artistici: iconico, narrativo, musicale. Il primo attiene all'immagine, il secondo alle storie quindi alla parola, il terzo ovviamente alla musica. Il cinema (e poco meno il teatro) è l'unica forma d'arte che può attingere a tutti e tre i registri. Questo ne fa uno strumento potente di persuasione, emozione, educazione degli spettatori. La fotografia invece è un'arte difficile. Non dispone di null'altro che un rettangolino diversamente colorato e contrastato per esprimersi. Non può narrare né accompagnare con suoni. Inoltre è statica, o dà un'idea molto semplice del movimento. Con questi pochi ingredienti il fotografo è costretto a lavorare. Questa è la sua scelta.
Ma essendo questa la situazione è chiaro che non basta saper tenere in mano una fotocamera per fare foto che piacciano, o che insegnino, o che indignino. Ci vuole altro. Quando viaggio mi attengo, per la scelta dei soggetti, a questa doppia dicotomia: grande-piccolo, bello e brutto. Mi serve per evitare, quando ci riesco, la banalità della rappresentazione. E per offrire un reportage di viaggio il più possibile obiettivo, completo, sincero del luogo che ho visitato, senza scivolare nelle stereotipe immagine turistiche.
Ma sono solo all'inizio del sentiero!