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2010

No non siamo nel 1994. Siamo nel 2010. L'aria sembra la stessa ma le cose cambiano, impercettibilmente ma cambiano. Una nuova tangentopoli non ci smuoverà dal torpore, ma è stupido pensare che niente muti. I paesi hanno sì culture millenarie alle spalle (e neanche sempre) ma sono delle realtà dinamiche. Le vite all'interno delle nazioni nascono e muoiono, le generazioni si susseguono, anche le istituzioni si riformano. Certo vorremmo che la politica si muovesse svelta come i flussi del corpo e della mente, vorremmo che ci fosse accordo tra noi e l'esterno. Ma le cose si modificano lo stesso, e se non è la politica a segnare la svolta lo sarà una nuova corrente culturale europea, una nuova tecnologia come internet, il rinnovo dei costumi.

Il berlusconismo (fenomeno sociale più esteso della semplice persona di Berlusconi) e questa nuova marea di corruzione sono passaggi dolorosi di cui l'Italia evidentemente ha bisogno. E' necessario sporcarsi ancora per renderci conto con un po' più di consapevolezza collettiva quali sono le regole del vivere civile. In questi giorni una fetta un po' più ampia di popolazione sa riconoscere in anticipo la puzza di bruciato. Prima della magistratura, prima della politica.

E' lontano il giorno in cui gli elettori saranno attenti al casellario giudiziario di un candidato o alla pericolosità di un conflitto di interessi mai risolto. Però torno a ripetere che il vento cambia. E a volte cambia molto in fretta.