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Il calcio come espressione di personalità
Nei mondiali di calcio non si confrontano solo delle selezioni di talenti, non si sfidano solamente personalità calcistiche. E' in atto qualcosa di diverso, di più esteso: direi che oltre gli aspetti tecnici dei protagonisti entra in campo anche qualcosa di attinente al paese, una energia nazionale che è solita esibirsi in una certa maniera.
Ogni nazione ha una storia, quindi in un certo senso una personalità. Questa ha mille risvolti sociali, e uno di questi è la modalità di giocare a pallone. Il calcio è uno sport collettivo, coinvolge molte persone, più degli 11 in campo. La squadra quindi non gioca secondo la personalità di uno o due dei suoi talenti ma secondo una psicologia di gruppo già strutturata.
Per cui durante i mondiali di calcio non si sfidano solo delle squadre, ma delle filosofie, delle visione del mondo. E la magia dei mondiali sta proprio in questo. Chi conosce il calcio sa riconoscere questi diversi approcci al campo da gioco, questi diversi atteggiamenti tattici. Solo per fare alcui esempi: alcune squadre sono offensive (Brasile), altre difensive (Italia), alcune si basano sulla forza fisica (Nigeria), altre sull'organizzazione (Germania), altre ancora sulla genialità di singoli (Argentina), altre sullo stile e sul fair-play (Inghilterra). E queste non appaiano semplificazioni. Sono delle analisi su cosa è considerato imprescindibile nell'esibizione: risultato, bellezza del gioco, stile, senso del gruppo ecc. Ogni nazione vive dell'espressione di ciò.
Sono felice che il primato delle vittorie spetti al Brasile, squadra che è incisiva senza volerlo essere, concreta come sola conseguenza del voler essere applaudita. Il Brasile nel calcio esprime la sua gioia di vivere, il suo gusto di muoversi e del correre. Il Brasile che vediamo negli stadi è lo stesso che ammiriamo nelle spiagge, nelle partitelle tra ragazzi. I soldi non corrompono le cose a meno che non lo si voglia. I giocatori brasiliani esprimono col loro sorriso il piacere di trovarsi su quei terreni, ogni palleggio è un duello, il dribling è il cuore del loro calcio. Le strategie sembrano addirittura sparire, sebbene ovviamente ci siano, nell'incontro-scontro con gli avversari. Il calcio brasiliano, e insieme a questo pochi altri, ci ricorda che esso prima che sport è gioco, e che senza divertimento meglio non giocare per niente.
Sull'Italia non mi esprimo perchè rifiuo il suo modo di intendere il calcio. E insieme a questo rifiuto la cultura che lo sostiene.