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L'aggressione del ministro La Russa
Forse questa riflessione dovevo inserirla tra quelle di psicologia, o di psicopatologia. Ma non è possibile.
Quando un ministro strattona un giornalista in una conferenza stampa cacciandolo solo perchè fa domande non gradite siamo al teatro dell'assurdo: e questo teatro è la politica.
La Polverini ha assistito sorridendo alla scena. Berlusconi ha offeso il giornalista a causa del suo aspetto fisico. Gasparri ridacchiava condividendo l'approccio di La Russa. E il ministro si è esibito in una scena da far west.
L'episodio non è insignificante. E' piccolo ma non insignificante. La maggioranza è ferma da due anni, teme le parole che rompono il silenzio. I fascisti appena ripuliti, quel tanto che serve per andare al potere in un paese dell'Ue, ogni tanto ci ricascano. Aveva ragione Montanelli quando diceva che in Italia la destra non riesce ad essere tale senza finire nel manganello.
Le mie idee sono di sinistra ma non nego un certo fascino per alcuni approcci di destra ai problemi. Una destra che ragiona come Montanelli, Travaglio o Di Pietro la voterei domani. Mi fiderei di gente così. Ma questa al governo oggi è una combriccola di personaggi nervosi, politicamente paralizzati, culturalmente cresciuti nelle curve degli stadi, mentalmente fragili. E viste le cariche che rivestono sono personaggi pericolosi.
Il paese li vota. E li rivoterà in massa alle prossime elezioni. Siamo un paese in cui il 70% della popolazione o è analfabeta o fa fatica a comprendere una semplice preposizione. La democrazia ne risente perchè questa si fonda sulla consapevolezza e l'elaborazione dell'informazione.